In giro per il Lazio, tra terre di santi, di guerrieri e di vino

Autore: Guido Zini


Posta nel cuore del Lazio, la Ciociaria, si sa, è una terra ricca di storia e di suggestioni.

Ma visitarla significa non solo compiere un viaggio alle radici della civiltà italiana, ma anche dentro la cultura enogastronomica, quella per cui il nostro paese può andar fiero in tutto il mondo.

Lazio. Cesanese del Piglio DOGC. Etesiaca Itinerari di vino blog

PILLOLE DI STORIA

Qui, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno antiche popolazioni italiche come i battaglieri Ernici, i primi Santi della Chiesa Cattolica, importanti pontefici – ricordate l’episodio di Papa Bonifacio VIII e dello “Schiaffo di Anagni”? – e persino i cavalieri templari diretti a Gerusalemme. Di ogni passaggio possiamo oggi ammirare le innumerevoli testimonianze architettoniche, artistiche e religiose che costellano la regione: maestose mura megalitiche; borghi arroccati sulle colline; resti di templi pagani; chiese che custodiscono opere preziose; monasteri e santuari immersi nella natura.

CESANESE DEL PIGLIO DOCG

Il quadro però – per un appassionato di enoturismo - non sarebbe completo se a un luogo così affascinante non corrispondesse una tradizione vinicola altrettanto forte, che trova le sue origini in epoca pre-romana.

A capo di una nutrita pattuglia di denominazioni e vitigni presenti in tutta la Ciociaria, spicca per pregio e legame con il territorio la prima DOCG laziale riconosciuta (e tuttora unica fra i rossi), quella del Cesanese del Piglio, basata sull’uva autoctona cesanese di Affile, diversa dal cesanese comune.

Buccia fine, grappolo spargolo, acino di media grandezza, tannino abbondante, il cesanese è stato a lungo un frutto difficile da domare, perlopiù destinato al consumo da tavola, e solo negli ultimi decenni alcune aziende hanno avviato una lavorazione con metodi moderni, che ha portato a scoprire le potenzialità del vitigno.
Per approfondirne la conoscenza, incontro uno dei produttori protagonisti di questo rilancio, Giovanni Terenzi, nelle sue cantine situate a Serrone (FR).

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GIOVANNI TERENZI

Il signor Giovanni, una vita passata fra i filari, è affiancato dalla famiglia nella conduzione dell’attività, che conta su circa 10 ettari vitati, sparsi in piccole particelle fra i comuni di Serrone e Piglio. La morfologia dell'area (una fitta alternanza di valli e colline, con i Monti Ernici e Simbruini a fare da cornice) e l’estremo frazionamento dei terreni non permettono impianti estensivi, ma questo aspetto gioca del tutto a favore della varietà dei suoli, dei microclimi e della vegetazione circostante (ulivi e boschi in prevalenza), che conferisce a ogni vigna una sua identità. E non stupisce quindi, che Terenzi ricavi le sue principali etichette da singoli appezzamenti, di cui portano il nome.

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Una piacevole escursione sul campo mi permette di ammirare lo scrupolo e l'attenzione profusi da Giovanni nella cura manuale delle piante, così da ridurre al minimo l'intervento in cantina. Si passa poi alla fase degli assaggi, condotta dal figlio Armando nella bella sala con vista sul paesaggio ciociaro.

3 le bottiglie di Cesanese proposte: il Velobra, il Colle Forma e il Vajoscuro.

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  • Il Cesanese del Piglio Docg Velobra 2015 (90% cesanese d’Affile, 10% sangiovese; affinamento di un anno in acciaio) nasce dai vigneti che si trovano attorno alla sede aziendale, di età superiore ai cinquant’anni e dalle rese contenute. Freschezza e vivacità si manifestano sia al naso sia sul palato, con qualche nota piccante, mentre la gradazione già sostenuta – tra i 13,5 e i 14 gradi – corrobora la struttura e non penalizza la scorrevolezza, suo punto di forza. Un bel vino da tutto pasto, contenuto nel prezzo e mai stancante.
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  • Il Cesanese del Piglio Docg Superiore Colle Forma 2013 (100% Cesanese d'Affile; affinamento di 24 mesi in botte grande e di un ulteriore anno in bottiglia) rappresenta, per Giovanni, l'espressione più compiuta del proprio terroir. Le vigne di produzione sono collocate a circa 450 metri, su terreni ciottolosi e calcarei. Colore rosso tendente al violaceo, profumi eleganti e concentrati, corpo robusto e tannini setosi compongono il ritratto di un vino solido, generoso, che racchiude ed esalta l'anima genuina di queste zone.
  • Con il Cesanese del Piglio Docg Superiore Riserva Vajoscuro 2013 (100% Cesanese d'Affile; affinamento di un anno in tonneaux di 350 litri e di 24 mesi in bottiglia) il respiro si fa più internazionale. Legni in rovere di Slavonia di primo e secondo passaggio contribuiscono in morbidezza ed equilibrio, e a un sorso pieno e disteso in bocca, ma senza snaturare il carattere vigoroso del vitigno. Perciò nessuno si immagini un vino ruffiano: il Vajoscuro è e rimane un figlio autentico della Ciociaria! Certe caratteristiche (la spiccata acidità, i 14 gradi alcolici, la provenienza da vigneti posti sui 500 metri) portano a pronosticare una buona longevità.
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A fianco dei tre rossi, ho l'opportunità di provare – quasi in anteprima – la prima annata del bianco Zerli 2015, IGT da uve di Passerina del Frusinate (altro vitigno autoctono) in purezza, che svolge otto mesi di tonneaux e quattro in bottiglia prima dell'uscita sul mercato. Un esperimento interessante, volto a esplorare le possibilità di evoluzione della Passerina, che stuzzica per il mix tra finezza, fragranza e piacere di beva, e che dà il segno di un'azienda attenta alle novità senza dimenticare la tradizione.


 Etesiaca itinerari di vino. BLOG

Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta la sua esperienza in azienda:
"Mi congedo dai signori Terenzi confortato dall'ennesimo esempio di vignaioli seri e tenaci, che con sacrificio conservano e valorizzano il patrimonio vinicolo locale: una forza che, unita alla capacità di fare squadra, farà di certo conquistare spazio al Cesanese del Piglio nel panorama enologico italiano."

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