Vini dolci...che passione!

Autore: Guido Zini


Amiata orcia doc Toscana Etesiaca itinerari di vino

Appassionati di vini dolci?

La Toscana ha quello che fa per voi! Fra le tante aziende che propongono questa squisita tipologia, la Società Agricola Venatoria “Tacinaia” di Quarrata (PT) ha fatto del vino passito, in particolare del Vin Santo, la sua vocazione.

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Il perché me lo racconta Lorenzo Lunardi – esponente dell'ultima generazione di proprietà familiare – durante il nostro incontro all’ultimo Vinitaly. La tenuta si trova sulle pendici del Montalbano, con vigne sia nell’omonima sottozona del Chianti, sia nell’area di Carmignano, per un totale di oltre 30 ettari. Qui si produce vino da oltre un secolo, ma negli anni ‘80 viene avviata una svolta commerciale che porta l’azienda a collaborare in modo stretto con la grande distribuzione, specializzandosi appunto nel Vin Santo. 

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I motivi principali risiedono nello stile adottato da Tacinaia, che privilegia l’accessibilità dei suoi prodotti, distinti – come poi vedremo – da una buona componente acida e da un invecchiamento contenuto, utile a mantenere quel tocco di dolcezza senza marcare troppo il sapore. Tali caratteristiche ben si sposano con le esigenze della GDO, alla ricerca di un vino da dessert semplice, genuino, rispettoso della tradizione e dai costi abbordabili. A garanzia degli standard di lavoro, Tacinaia possiede da tempo la certificazione IFS su tracciabilità della filiera, prassi adottate in cantina e formazione dei dipendenti. Alla mia domanda sull’accoglienza riservata al Vin Santo nei mercati esteri, Lorenzo mi svela che è in corso un progetto esplorativo rivolto alla Cina e alla gastronomia cinese, per le affinità di gusto con la bevanda tipica locale, il vino di riso.

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Dopo questo anticipo dei possibili sbocchi futuri, si passa alla degustazione. Il primo bicchiere è per il Passito “Donna Paola” IGT Toscana 2014, da uve trebbiano, malvasia e canaiolo bianco raccolte a mano nella vigna in località Calavria, tre mesi di appassimento in cassetta, vinificazione in tini refrigerati e breve passaggio in legno. Colore giallo ambrato, al naso presenta discreta aromaticità, mentre in bocca le note acide si amalgamano a sentori di miele e mandorla amara, per un sorso molto asciutto.

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Segue il Vin Santo del Chianti DOC “Corbellicce” 2014, dove al posto del canaiolo troviamo un piccolo saldo di uve chardonnay, per tre anni di maturazione del mosto in caratello. Liquido giallo dorato; profumo denso e armonico; nel sorso tanta confettura, calore (si toccano i 17 gradi alcolici), scorrevolezza e una lieve sfumatura amaricante nel finale.

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Non può mancare infine il classico Vin Santo del Chianti DOC Occhio di Pernice “Cherubino” 2011, da sole uve sangiovese, minimo tre anni di affinamento in caratelli di rovere e castagno, seguito da un periodo di riposo in bottiglia. Colore aranciato di ottimo impatto, fragranza di frutta secca al naso, nel “Cherubino” emerge la finezza come tratto principale, unita a una beva facile,  amabile e pulita, grazie alla sapidità che resta sapientemente in evidenza, suggerendo un uso versatile in abbinamento al cibo.

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Nel mondo di Tacinaia trova spazio anche una proposta atipica, nata di recente sulla scia delle conoscenze acquisite col Vin Santo: si tratta del Perniciotto 2015 Rosso Toscana IGT, da uve merlot alle quali vengono aggiunte – in una sorta di ripasso – le vinacce del sangiovese provenienti dalla pressatura dell’Occhio di Pernice, con maturazione svolta in parte in legno. Colore rosso rubino intenso, lacrimazione spessa e lenta, il Perniciotto offre un bouquet ancora fresco e floreale; all'assaggio la consistenza resta leggera ma potente, i tannini spingono e affiora una piacevole spolverata di pepe, mentre l'effetto di appassimento è percepibile nel retrogusto.


Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta l'esperienza della giornata: "Per merito del Vinitaly ho scoperto una realtà toscana che da anni contribuisce a portare avanti la storia del Vin Santo, con una filosofia produttiva magari meno ricercata ma più vicina al grande pubblico. E proprio in forza di questa filosofia, chissà che sulla via della seta non si aprano nuovi e importanti scenari, per assicurare ancora lunga vita a un piccolo vanto della nostra viticoltura regionale."

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