L'architettura in cantina

Autore: Guido Zini


Fonterutoli Chianti Classico Etesiaca itinerari di vino

Sapevate che la Toscana è seconda nel mondo solo alla Napa Valley per numero di cantine realizzate con un’architettura moderna? Tra esempi famosi e altri meno noti..

Fonterutoli Chianti Classico Etesiaca itinerari di vino

..nella nostra regione le cantine d’autore superano ormai la ventina di unità, e visti gli illustri nomi coinvolti, potrebbe sorgere il dubbio che si tratti di un fenomeno dettato dalla moda o da esigenze di pubblicità.

Ma chi conosce i veri vignaioli sa che niente può rubare la scena al vino, e che ogni elemento va concepito al suo servizio: perciò lo stile - per quanto ricercato e trendy - deve essere comunque funzionale alla produzione e in linea con i valori del territorio.

Ne ho avuto una gradita conferma recandomi alla tenuta Castello di Fonterutoli, di proprietà dei Marchesi Mazzei da ben 24 generazioni.

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La visita si svolge durante la giornata “Architetto in cantina”, evento dedicato alla scoperta delle strutture di design appartenenti alla rete Toscana Wine Architecture. Siamo nei pressi di Castellina in Chianti (SI), dove una volta si trovava il confine fra possedimenti fiorentini e senesi, e dove da secoli il sangiovese fa parte della cultura popolare. Guida d’eccezione è Agnese Mazzei, membro della famiglia titolare nonché principale artefice del complesso attuale, che ospita anche gli uffici amministrativi e lo wine shop.

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L’esigenza di un nuovo spazio nasce negli anni ’90, quando, con l’espansione dell’azienda, la sede storica nel vicino borgo di Fonterutoli non riusciva più a contenere le attrezzature necessarie. Per impostare il progetto, Agnese racconta che due sono stati i punti di partenza, entrambi ispirati alla volontà di mantenere il focus sul vino: il concetto di caduta per gravità, garanzia di minor stress per l’uva, e l’idea di una piazza per dare risalto al momento della vendemmia. Di conseguenza, l’edificio si sviluppa su un piano terra disposto a ferro di cavallo attorno a un grande slargo, e su due piani sotterranei, contenenti rispettivamente le vasche d’acciaio (dalla particolare forma tronco-conica) per la fermentazione alcolica e le botti in legno per l’affinamento. Dopo la raccolta e la selezione manuale dei grappoli, l’intervento della diraspatrice provoca una piccola rottura degli acini, che scivolando nelle vasche si spremono in maniera spontanea, senza l’uso di presse. Nel successivo passaggio alle botti la filtrazione avviene adoperando le pendenze, così da evitare forzature e lasciare che le componenti del mosto si bilancino alla perfezione. La cura per il frutto viaggia di pari passo con l’attenzione riposta sul terroir: i 117 ettari vitati (coltivati in minor parte a canaiolo, malvasia nera, merlot, cabernet sauvignon, e per l’80% a sangiovese, varietà di cui i Mazzei - da autentici cultori del Chianti Classico - custodiscono 45 cloni nei propri vivai) sono suddivisi in 120 parcelle aventi caratteristiche omogenee, che effettuano vinificazione separata, e spetta infine all’enologo stabilire le miscele appropriate.

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Arrivati all’ultimo locale, difficile trattenere la meraviglia: ci accoglie subito una distesa di barriques e tonneaux che sembra non avere fine; in fondo, una parete si apre sulla nuda roccia, percorsa da rivoli d’acqua che contribuiscono a regolare l’umidità in modo naturale e regalano un effetto emozionante; un’altra stanza è invece dedicata ai maestosi tini in cemento, materiale di recente recupero in azienda, usato per la rifinitura di alcune etichette prima dell’imbottigliamento.

Quale posto migliore per passare alla degustazione?

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L’assaggio dei due Chianti Classico DOCG che portano il nome della tenuta - il Fonterutoli 2016 e il fratello maggiore Castello di Fonterutoli Gran Selezione 2015 - non tradisce le aspettative. Il primo (90% sangiovese, 10% malvasia nera, colorino e merlot; dodici mesi di affinamento in botte grande) si mostra già pronto, con il legno che interviene per dare equilibrio e rotondità. Evidenti al naso e al sorso le tipiche note di prugna e mora, unite a un gradito accento di pepe e spezie. Morbido, fluido e dal tannino gentile, il Fonterutoli insegna che nei Chianti d’annata gioventù e piacevolezza possono benissimo stare insieme senza cedere in personalità, se a monte vi sono cure appropriate. 

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Trionfo di eleganza per il Gran Selezione, dove il sangiovese si trova in proporzioni leggermente maggiori (92%, il resto è malvasia nera e colorino), per marcare in modo inequivocabile l’impronta del terroir.

Un’attenta cernita delle uve dai 50 appezzamenti più vocati, venti mesi di maturazione in barrique e un passaggio finale in cemento portano la raffinatezza a livelli da primato, percepibile nella struttura, nel bilanciamento fra sentori freschi e adulti, nella soffice persistenza, nell’ottima pulizia di bocca e – perché no – nella semplicità con cui il Castello di Fonterutoli, da vero nobile di una volta, sfodera le sue carte.


Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta l'esperienza della giornata: "scendere i piani della splendida cantina nella tenuta Castello di Fonterutoli è un po’ come calarsi nelle radici del Chianti Classico, fatte di storia, esperienza e carattere: tutti ingredienti che hanno portato fama al vino toscano nel mondo, e che i Marchesi Mazzei promettono di mantenere vivi ancora a lungo, grazie alla capacità di guardare al futuro."

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