Il vino nel Castello

Autore: Guido Zini


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Come di consueto per la Toscana, l’evento Capriccio DiVino rappresenta l’ideale chiusura delle degustazioni estive e l’introduzione ai grandi appuntamenti autunnali. 

Nelle antiche sale del Castello di Oliveto, nel comune di Castelfiorentino (FI), il sommelier Luigi Pizzolato - promotore della rassegna col supporto della sezione AIS Valdelsa - porta ogni anno in assaggio oltre cento etichette dei migliori vini regionali e non, spinto esclusivamente dalla passione e dalla voglia di condividere le proprie esperienze.

Per rendere la giornata più completa e invitante, il programma prevedeva inoltre alcuni focus speciali, tra cui una verticale guidata del cru Brunello di Montalcino Vigna Loreto dell’azienda Mastrojanni di Castelnuovo dell'Abate (SI), occasione che ho colto volentieri.

Le annate presenti sono quattro (2007, 2008, 2009, 2010) e curiosamente - su suggerimento del produttore - iniziamo la sequenza dalla più vecchia, per consentire una maggiore percezione dei sentori maturi e già sviluppati, che altrimenti rischierebbero di essere sovrastati dall’esuberanza dei tannini giovani. Sebbene la DOCG sia affermata e conosciuta in tutto il mondo, Pizzolato sottolinea con un aneddoto (un allievo del corso AIS che all’esame parlò del Brunello di Pietralcina!) l’importanza di non dare mai per scontata la propria fama, che va alimentata col duro lavoro quotidiano e con una qualità costante dei propri prodotti. Il Vigna Loreto conferma, se ce ne fosse bisogno, che Mastrojanni incarna in pieno questa filosofia, con vini dallo stile sempre impeccabile.

La parcella da cui nasce il cru, circa un ettaro e mezzo a sud-est di Montalcino, si trova in forte pendenza, ideale per evitare ristagno di acqua; l’impianto delle viti, scelte dopo un’accurata cernita, risale al 1999; il terreno presenta una composizione mista argillosa e tufacea (quest’ultima dovuta alla vicinanza del Monte Amiata), fonte di mineralità e complessità. La lavorazione prevede vendemmia manuale, con selezione dei grappoli e, quando serve, anche dei singoli acini; dopo la fermentazione in vasche di cemento, con lungo contatto del mosto sulle bucce, l’affinamento avviene in botti grandi di rovere per 36 mesi, a cui segue un riposo minimo di sei mesi in bottiglia.

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Fatte le dovute premesse tecniche, arriva il momento di avvicinarsi ai bicchieri. Gli aspetti distintivi del Vigna Loreto si possono riassumere, a mio giudizio, nell’impronta elegante e briosa, che si impone fin dal primo istante. La classicità del Brunello – sorso vellutato, suadente; aromi armonici e composti; potenza gentile; gusto raffinato, privo di cedimenti – trova in ogni annata un accento peculiare, legato ai caratteri del terroir e all’andamento della stagione.

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Ecco dunque che dal 2007 (dove il caldo fu protagonista) emerge un tono alcolico importante, distribuito fra morbidezza e un manto di frutta matura; da rimarcare la tenuta in termini di acidità e brillantezza del colore.

Del 2008 colpiscono le speziature, la carica balsamica, i tocchi di rabarbaro, liquirizia e inchiostro che infondono freschezza; in bocca si aggiungono note di arancia, ciliegia e caffè tostato, per una beva pulita e bilanciata.

Con l’anno successivo, il 2009, le piante si fanno più adulte e cresce la complessità, già sottolineata dal colore rubino profondo, con unghia granata; naso ricco, dove ancora affiora qualche velatura legnosa; sapore deciso, diretto, pregevole per corpo e struttura.

L’ultima tappa della verticale, il 2010, si esprime all’insegna dei toni dolci, pastosi e succosi, con tanta materia e tannini fitti dal carattere discreto e avvolgente: qui le viti sono entrate nel pieno della loro forza e dunque è lecito attendersi una grande evoluzione. Perché, come tutti sanno, il Brunello deve essere aspettato, e il Vigna Loreto promette di avere lunga vita davanti a sé.


Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta la sua esperienza durante questa giornata:

"La campagna toscana e le stanze di un castello del XV secolo sono la cornice dell’evento Capriccio DiVino, che ormai da diverse edizioni riscuote un grande successo di pubblico. Il segreto – questo il mio pensiero – sta nella puntuale capacità di promuovere il lato semplice e conviviale del vino, anche in occasione di assaggi di prestigio come il Brunello di Montalcino dell’azienda Mastrojanni."

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