Una passione chiamata Val d'Orcia


Poggio Grande Val d'Orcia Unesco. Itinerari di vino. Foto Blog Etesiaca

Visita finita a Poggio Grande.

Risalgo in macchina e scendo pian piano dalla strada sterrata che dal Castello di Ripa d'Orcia torna verso San Quirico (la stessa che incrocia anche la Via Francigena in direzione Bagno Vignoni). In questo momento la nostalgia è forte..

..tanto quanto la felicità di aver trascorso una giornata in mezzo alle vigne, nel "posto più bello del mondo".

E ripenso all'interessantissima chiacchierata con Giulitta Zamperini e suo babbo Luca, che, insieme, gestiscono l'Azienda Agricola Poggio Grande, portando avanti il progetto, non come un lavoro, ma come una vera e propria passione.

E come dargli torto?

Poggio Grande Val d'Orcia Unesco. Itinerari di vino. Foto Blog Etesiaca

VAL D'ORCIA PATRIMONIO UNESCO

L'azienda si trova esattamente nel cuore della Val d'Orcia, su una collina che domina il paesaggio a 360°, spaziando la vista su Montalcino, di fronte al pergolato all'ingresso della sala degustazioni (la denominazione del Brunello DOCG è veramente ad un passo), ed ancora Torrenieri, Pienza, Bagno Vignoni, Rocca d'Orcia e il Monte Amiata.

E, dall'alto della sede dell'azienda e della cantina, si trovano tutt'intorno le vigne e i terreni (i più alti a 400/450 metri s.l.m.), che scendono dolcemente verso valle, in una posizione molto privilegiata e che sfrutta anche il fatto di avere intorno a sè un'importante riserva d'acqua (oltre al laghetto, al fiume Orcia ed al torrente Asso, non ci dimentichiamo che questa è una terra termale), permettendo ad esempio in annate, come quella scorsa del 2017, di non soffrire mai, così tanto, come in altre zone, la siccità e la mancanza di idratazione.

Ecco qui qualche cartolina che rende sicuramente meglio di qualsiasi descrizione.

QUALCHE PILLOLA DI STORIA

E se, in un primo momento, il padre Luca aveva deciso di dedicarsi ad altro, essendo stato testimone di come la vita in campagna, da piccolo, fosse stata davvero dura e non esistessero nemmeno le più semplici tecnologie che consentivano di portare luce ed acqua in casa, successivamente, dopo aver trascorso un periodo lontano da qui, egli stesso comprese il potenziale e il fascino di questo posto. E, come spesso succede nella vita, dove per accorgersi dell'importanza delle cose, c'è prima bisogno di allontanarsene per fare anche altre esperienze, Luca nel 1999 riprese in mano la gestione di Poggio Grande, integrando l'attività vitivinicola, alle altre attività già presenti in passato (cerealicola ed olivicola), con una passione viscerale che adesso gli si legge in ogni istante negli occhi. La stessa passione che ha trasmesso a sua figlia Giulitta, che lavora qui ormai già da 8 anni (ma sembra praticamente che ci sia nata e con un'esperienza ancor più grande di quella reale!). Tanto che, avendoli visti entrambi all'opera, direi che l'azienda non poteva trovare una coppia più affiatata.

COSA SI FA A POGGIO GRANDE

Negli ultimi anni la produzione del vino è quasi raddoppiata (per un totale attuale di circa 6 ettari vitati) ed è diventata l'attività principale dell'azienda, che produce anche olio e cereali, tra cui i grani antichi come il Senatore Cappelli e il grano Saraceno, dai quali si ricavano farine e pasta di vari formati.

Poggio Grande è inoltre a conversione biologica dal 2014, anche se qui sono più importanti i fatti delle parole, e cioè, a prescindere dalla certificazione, la filosofia da sempre è quella del rispetto assoluto della terra e dell'assenza dell'utilizzo di qualsiasi trattamento chimico. 

Come ci dice Giulitta, il ritorno al passato ed alle vecchie tradizioni di una volta è il futuro.

Senza però improvvisare. Al contrario, avere l'intelligenza di sfruttare le nuove tecniche e le competenze odierne, che consentono di analizzare il terreno, i vini e le metodologie per offrire un prodotto qualitativamente sempre migliore, anche e soprattutto per essere in perfetta sintonia con i ritmi della natura. Si capisce come mai, in tal senso, coloro che hanno un approccio rispettoso della terra, devono sempre più faticare per portare a termine il risultato, sia in vigna che in cantina.

Inoltre, un'altra particolarità distintiva è che il terreno e la sua composizione qua cambiano in continuazione (si passa dal galestro al calcare, fino alla terra rossa e grassa), insieme, peraltro, all'esposizione, tanto che la vigna viene simpaticamente chiamata “l’arlecchino”: seguendo la vocazione del terreno sono stati così alternati Cabernet Sauvignon, Merlot e poi i vitigni bianchi, Marsanne e Roussanne, tipici di certe zone della Francia (quelli che danno vita al Tagete). Al Sangiovese Grosso è dedicata la parte a galestro. 

DEDICATO A TUTTI COLORO CHE FANNO IL BIANCO, MA POI (QUI IN TOSCANA) NON CI CREDONO MAI DAVVERO.

Il Tagete sta diventando un pò il simbolo di questa azienda, proprio perchè attraverso questo vino ha avuto il coraggio di portare avanti un ardito progetto in una così famosa terra di rossi, valorizzandolo e dandogli finalmente una giusta importanza. La particolarità sta soprattutto nella passione di Luca e nell'aver voluto e creduto fortemente in due vitigni tipici della Valle del Rodano, Marsanne e Roussanne, che, qui, sul versante settentrionale e grazie ai terreni calcarei, hanno trovato il loro habitat naturale. E siccome anch'io sono appassionata di questi vini, ho voluto osservarli in vigna con i miei occhi (prima foto qui sopra).

Una piccolissima produzione per un vino che non si fa certo dimenticare.

Le uve dei due vitigni, in pari quantità, dopo la pigiatura, vengono fermentate in tonneaux, per poi continuare il loro affinamento negli stessi per almeno 12 mesi. Il vino si presenta di un bel colore giallo paglierino tendente all'oro, già a preannunciarne i profumi. Note che spaziano dal miele di acacia, al biancospino fino alla mandorla tostata, fanno da preludio ad un assaggio che non vedete l'ora di fare. In bocca è avvolgente, pieno e non finisce mai: è uno di quei vini che ti sorprende oggi e ti sconvolge domani, perchè la sua natura è quella dell'evoluzione, della trasformazione e della longevità. Il 2016 è meraviglioso, il 2017, che abbiamo assaggiato in anteprima e che sarà disponibile nei prossimi mesi, è una di quelle annate che lasciano il segno nel cuore.

LA CURA E LA PASSIONE DI UN'AZIENDA SI MISURANO SPESSO E VOLENTIERI PARTENDO DALLE BASI. 

Ecco perchè mi ha colpito Piano Rosso IGT 2016, il "giovane" di Poggio Grande, che, con gli almeno 12 mesi di affinamento in barriques di rovere francese, si smentisce immediatamente come tale. E' un vino veramente pulito, armonico, sincero, che rappresenta con queste caratteristiche, in maniera eccellente, la terra che porta nel suo dna. Ottimo il suo rapporto qualità prezzo.

Il fratello maggiore è Scorbutico 2015 (Sangiovese, Syrah e Cabernet Sauvignon), che prende il nome dal gioiellino di famiglia (uno dei 3 cavalli che vivono liberi e felici in azienda), vino che in realtà è tutto tranne che scorbutico, con un bell'equilibrio tra tannini e morbidezza.

Che dire poi di Sesterzo? Sangiovese purosangue che non ha niente da invidiare ai più blasonati rossi di confine (come ad esempio il Brunello), nonostante il 2014, attualmente in assaggio, sia un'annata non proprio fortunata. Eppure sono state proprio le note di sottobosco e di erba, probabilmente più accentuate per la piovosità e la difficoltà di quest'annata, che mi hanno maggiormente intrigato in questa degustazione. 

Si terminano piacevolmente gli assaggi della giornata con il Syrah 2015 di Poggio Grande. Ci tenevo particolarmente a mostrarvi la bellezza delle uve dei filari di Syrah (qui sopra a sinistra), per questa piccolissima produzione di un vino nato anch'esso dall'amore dei proprietari che l'hanno voluto fortemente. Morbido e vellutato, si sentono subito i richiami ai frutti neri (mora e mirtillo), con note che sanno di balsamico, di spezie, di cioccolato e di vaniglia. 

E se riuscite a sopportare la nostalgia di una terra tanto affascinante e di persone così belle e genuine, il mio consiglio è quello senz'altro di venire a trascorrere una giornata come questa in un'oasi di pace e di serenità, sotto il meraviglioso pergolato di Poggio Grande.

La vista ne godrà, il vostro cuore e la vostra anima vi ringrazieranno per sempre.

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