Cosa vuol dire essere artigiani del vino?

Autore: Guido Zini


Armangia Etesiaca itinerari di vino blog

Nel mondo del vino, a volte avere un vicino ingombrante può causare problemi, in termini di visibilità e perenni paragoni sulla qualità del prodotto. A volte invece può rappresentare una sfida, per mostrare che anche il proprio territorio riesce a raggiungere risultati d'eccellenza puntando su personalità e orgoglio per le origini.

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La storia di Ignazio Giovine e dell'azienda L'Armangia (che, non a caso, in dialetto piemontese significa “rivincita”, condotta assieme alla moglie Giuliana) appartiene senza dubbio al secondo campo, in virtù dell'impegno ormai trentennale profuso per restituire lustro all'area vinicola di Canelli (AT), racchiusa tra due “mostri sacri” come Langhe e Monferrato.

Durante l'evento Terre d'Italia ho approfondito la conoscenza di questo valente artigiano del vino, che – come pochi – riesce a far capire con semplici parole quanta passione e competenze tecniche siano egualmente necessarie per il compimento di obiettivi ambiziosi.

Gli 11 ettari di cui dispone l'azienda sono distribuiti in varie parcelle nel circondario di Canelli, dalle diverse caratteristiche – varietali, pedoclimatiche, età delle viti - e dunque ideali per ottenere una gamma di vini molto elaborata e ben definita in ogni sua unità: un aspetto dove la mano di Ignazio, anche enologo, emerge in modo chiaro e brillante. Un altro indice rivelatore di profonda gratitudine verso l'ambiente che ospita L'Armangia, risiede nelle pratiche agricole applicate in vigna, ispirate alla tutela della biodiversità e a un'etica della responsabilità nei confronti dei consumatori, delle future generazioni e – non ultimo – di chi nel campo ci lavora. Perché – questa la giusta idea di Ignazio – per praticare una viticoltura sana non conta tanto applicare in senso rigido un singolo metodo o protocollo, quanto avere un'ampia conoscenza degli strumenti a disposizione e dosarli in maniera oculata.

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Giunge ora il momento di raccontare alcuni dei vini proposti in assaggio.

Consapevole di mischiare un po' le carte, parto con i due super classici della zona, moscato e barbera. Il Moscato d'Asti DOCG Canelli 2017 (100% moscato bianco, fermentazione in autoclave fino a 30 giorni) insegna quanto quest'uva spesso bistrattata e massificata sia capace di esprimere – se beneficia delle dovute attenzioni - in termini di fragranza, finezza e pulizia di bocca. Il colore giallo brillante, la spuma rapida e gioiosa, i nitidi aromi, il sorso in equilibrio fra dolcezza e acidità, costruiscono un puzzle perfetto per l'abbinamento a dolci da fine pasto, ma secondo il produttore il Moscato può affrontare anche salami freschi o formaggi fermentati grazie al suo profilo asciutto e senza indugi.

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I tre vini barbera de L'Armangia meriterebbero ognuno un capitolo a parte, per la perizia e la cura che la cantina riserva all'altro vitigno simbolo di questa fetta di Piemonte. Per brevità parlerò del solo Barbera d'Asti Superiore DOCG Nizza Titon 2015, un vero paradigma della dedizione aziendale prima descritta. Il Titon (100% barbera) proviene dalla fascia affacciata appunto sul rio Nizza - luogo d'elezione della “barberosità”, termine coniato da Ignazio - e nasce dalla vendemmia di tre differenti appezzamenti (che vanno dai 30 agli 80 anni), in percentuali variabili a seconda delle annate. La fase di affinamento in legno, lunga almeno diciotto mesi, prevede l'uso combinato di botte grande e barrique per una parte del mosto, allo scopo di bilanciare struttura e freschezza. Colore rosso profondo e “carnoso”; naso imponente, ancora pimpante, dove ho scorto note di piante medicinali; in bocca colpisce perché intenso e scorrevole, persistente e con ogni elemento (acidità, alcool, tannino) collocato al punto ottimale. Un vino che non risulta mai faticoso, a dispetto dei quasi 15°, da osservare anche nella sua evoluzione, offerto perdipiù a un prezzo veramente conveniente.

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Restando in ambito territoriale, credo sia doveroso soffermarmi sul Piemonte DOC Albarossa 2011 Macchiaferro, da uve albarossa in purezza, rara tipologia (ottenuta quasi un secolo fa dall'incrocio di cloni di barbera e dell'altrettanto raro chatus) dalla recente riscoperta. Gli acini piccoli, i grappoli a tre ali, la grande rigogliosità, la tendenza alla maturazione tardiva, sono caratteristiche non facili da gestire, ma qui gli ostacoli non spaventano, anzi. Il Macchiaferro effettua un affinamento di circa 14 mesi in botti di legno da 2000 litri, che prosegue poi in bottiglia. Il liquido ha tinte scure, quasi come un inchiostro, mentre i profumi si ammantano di sottobosco, felci e frutta sotto spirito. L'impasto è cremoso, sanguigno (sensazioni saline, terrose, dense), sorretto da tannini leggeri combinati a un importante tenore acido, e con una chiusura dolce che completa l'originale panorama di sapori posseduto dall'albarossa, uva a cui L'Armangia rende indubbiamente un servizio impeccabile.

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Le sfide proseguono nel campo dei bianchi, dove, accanto agli ottimi chardonnay, troviamo il Monferrato DOC Bianco EnneEnne 2017, 100% sauvignon, che vinifica per il 20% in legno e per l'80% in acciaio, raggiungendo così un felice connubio fra corpo e vivacità. Nella scelta di investire su una varietà meno usuale per il Piemonte (quella dell'azienda è la terza vigna impiantata nella regione, risalente agli anni '90), Ignazio trae spunto dal ricordo di un vino prodotto in Langa molto tempo addietro, che definiva uno stile del tutto diverso dai sauvignon tipici di altre parti d'Italia, basati di solito su immediatezza ed esuberanza di gioventù. L'EnneEnne, col suo carattere longevo e consistente, punta invece sull'attesa e sul rilascio progressivo dei numerosi e raffinati sentori (floreali, erbacei, rimandi ad agrumi e frutti tropicali, mineralità, calore) che accompagnano durevolmente il sorso. Un bianco elegante, adulto e solido, al punto di porsi in alternativa ai vini rossi per accompagnare fritti e carni grasse cucinate alla griglia.


Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta la sua esperienza durante questa giornata:

"Una lista di dodici etichette che spazia dallo spumante metodo classico al vino dolce, con sei DOC e quattro DOCG; una decina di varietà coltivate in soli undici ettari: basterebbero questi numeri a far comprendere l'accuratezza che Ignazio Giovine dedica a ogni sua creatura. Ma se ancora non siete convinti fate una chiacchierata con lui: vignaiolo, enologo, amante del vino, fiero portavoce del prestigio di un territorio, Ignazio saprà affascinarvi con la sua spontaneità e con gli assaggi dei gustosi prodotti de L'Armangia. E questo nuovo incontro alla manifestazione Terre d'Italia mi ha permesso di ammirare ancora una volta la bontà del suo lavoro."

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