Dal Giappone a Suvereto

Autore: Guido Zini


Bulichella Etesiaca itinerari di vino blog

Per raccontare la storia di Bulichella, azienda di Suvereto (LI), forse non basterebbe un libro, o meglio un manga, visto che il protagonista arriva dal Giappone.

E dall'arte giapponese del disegno sembrano prendere ispirazione anche le tre rinnovate etichette presentate al Vinitaly, dense di citazioni del passato e del presente di Bulichella.

Ma facciamo un passo indietro, a quando Hideyuki Miyakawa approdò in Italia nel 1960 a bordo di una moto, in veste di reporter per le Olimpiadi. Nel nostro paese Hide conosce l'amore, sposando di lì a poco la giovane Maria Luisa Bassano, e intraprende un percorso professionale di successo grazie al rapporto con l'ItalDesign di Giugiaro (società che firma la linea di tanti famosi modelli di auto e non solo). Il desiderio di una vita da trascorrere in sintonia con la natura portano, all'inizio degli anni '80, Hideyuki e la moglie sulle coste della Toscana, dove acquistano la tenuta Bulichella e avviano un'attività agricola, dapprima gestita assieme ad altre famiglie e poi come unici proprietari. Si deve proprio a loro e a un manipolo di poche aziende l'intuizione che la zona di Suvereto potesse racchiudere un potenziale simile a quello di Bolgheri per l'impianto di vitigni francesi, anche se con caratteristiche peculiari. Col tempo quell'idea si è rivelata vincente, portando i vini del territorio a livelli d'eccellenza ampiamente riconosciuta, sottolineata dall'ottenimento della DOCG nel 2011. Oggi Bulichella, cantina pioniera del metodo biologico e di altri accorgimenti nel lavoro in vigna, avverte l'esigenza di un ulteriore salto qualitativo: da qui il restyling delle etichette, preludio di imminenti novità.

Vediamo allora quali sono i tre vini interessati dal cambio d'immagine, che – devo subito dire - regala alle bottiglie una veste più moderna e prestigiosa.

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Il Tuscanio Bianco 2017, usualmente di solo vermentino, presenta in quest'annata un taglio di viognier al 30%, a causa della scarsità di uva raccolta (le unità prodotte sono quasi dimezzate rispetto alla media). Il mosto svolge la maturazione in acciaio, dove riposa sulle fecce fini per circa sei mesi, acquistando così un profilo sensoriale più articolato. I profumi sono distesi, suadenti, e si diffondono senza scomporsi, come una brezza proveniente dal mare. All'assaggio il Tuscanio possiede una decisa componente minerale che lo rende fresco e godibile; non guasta neppure un ritorno di dolcezza sul finale, dovuto sia all'annata calda, sia alla presenza del viognier.

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Il SolSera Rosé 2017 proviene da uve syrah in purezza, con le bucce che restano a contatto col succo per 4-6 ore dopo la pigiatura, poi il passaggio in acciaio per sei mesi. Intrigante il colore, che si colloca fra il ramato e la cipolla dorata, mentre le sensazioni olfattive tendono intense al floreale. Nel sorso il SolSera svela tanta sapidità e una struttura avvolgente, che rilascia una completa pulizia del palato; vino di spessore, da associare a piatti di pesce corposi o a carni leggere (ma non mancano gli esempi di abbinamento anche con la cucina asiatica).

Vanto della cantina fin dalle origini, il Rubino 2016 nasce da un blend di 50 % sangiovese, 25% cabernet sauvignon e 25% merlot, con affinamento in legno. Tinte vivaci rosso-viola mi suggeriscono che troverò tanta polpa nel bicchiere; intanto, nella ricca gamma di aromi, spiccano le note balsamiche e di macchia mediterranea. In bocca piace per prontezza e agilità, per il corpo fruttato e corroborante, polposo appunto, con tannini sempre misurati. La scioltezza è per me il pregio principale del Rubino (che – non dimentichiamo – tocca i 14 ° alcolici), rendendolo appropriato a una platea molto larga di consumatori.

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Mi permetto, prima della chiusura, una doverosa digressione per parlare dell'IGT Hide (diminutivo del nome del fondatore), la cui etichetta ha anticipato lo stile oggi adottato dalla tenuta. Lo Hide 2013 è 100% uve syrah, sottoposte a un invecchiamento minimo di 18 mesi in legno, più altri 12 mesi in bottiglia prima di uscire sul mercato. Il primo esame evidenzia un color rubino scuro, accompagnato da un bouquet caldo e complesso, pieno di suggestioni eleganti. Il gusto fonde le tipiche speziature con una valorosa vena acida che rende la beva sinuosa, equilibrata e persistente. Con questo vino molto personale Hideyuki riesce a raccontarci la passione e lo spirito di avventura che spinsero lui e Maria Luisa a scoprire le doti nascoste del territorio di Suvereto.


 Etesiaca itinerari di vino. BLOG

Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta la sua esperienza durante questa giornata:
"A Bulichella dimostrano indubbiamente coraggio: dopo aver poggiato solide basi, creando praticamente da zero una realtà vinicola ormai affermata, l'azienda intraprende – a partire dalle etichette - la strada di un nuovo inizio per consegnare alle future leve della famiglia tutto il buono finora prodotto con il compito di migliorarlo ancora. Una scelta che merita l'ammirazione di ogni appassionato."

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