Il vino è social

Autore: Guido Zini


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Mai acquistato vino sul web?

Cosa ne pensate delle enoteche in rete?

Preferite l'acquisto tradizionale o lo shop online?

Sono ormai decine le piattaforme di vendita on line del vino, ma poche rispondono ad una filosofia che non sia strettamente commerciale.

Con il Grassroots Market della piattaforma Vinix Social Commerce ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso, sia per il meccanismo del gruppo di acquisto (più si compra, meno si paga ogni bottiglia, ancor meglio se in compagnia), sia per l'ispirazione “grassroots” - cioè dal basso - che fa del rapporto diretto fra produttori e consumatori il proprio cardine. Grassroots è parola inglese che alla lettera significa radici nell'erba, un termine perfetto per rappresentare le cantine aderenti al catalogo Vinix, tutte legatissime al territorio di provenienza e impegnate in prima fila nella cura e conservazione del paesaggio.

E per sottolineare la sua natura di movimento di base, il team di Vinix ha scelto di organizzare un tour per l'Italia assieme ai vari produttori presenti in listino, allo scopo di promuovere la propria formula d'acquisto tramite il contatto fra vignaioli e appassionati.

Per la tappa toscana, gli onori di casa sono spettati all'azienda Pietro Beconcini di San Miniato (PI), che ha aperto le porte al pubblico in un bel pomeriggio di primavera. Fra le vigne di Beconcini passava, e passa tutt'ora, la Via Francigena, percorsa nei secoli dai pellegrini di tutta Europa per raggiungere Roma, e come un novello viandante anch'io mi sono avvicinato ai banchi d'assaggio per scoprire quali rarità vi fossero custodite. Devo subito dire che le sorprese non sono mancate, per qualità e per originalità delle proposte.

A partire dal mio primo incontro, con la cantina Piero Gatti di Santo Stefano Belbo (CN), al confine tra Langhe e Monferrato, che affianca ai grandi classici Moscato e Brachetto dolci (già essi una chicca) il Due Gatti bianco secco, qui all'esordio con l'annata 2016. Il Due Gatti (nome ispirato dalle due donne della famiglia che conducono l'attività), vinificato in acciaio, nasce da uve furmentin, “parente” dell'uva favorita e del vermentino, con una piccola percentuale di moscato per apportare aromaticità. Dal canto suo, la varietà furmentin – clone attualmente individuato in soli due comuni – si caratterizza per il vigore e la resistenza, adatta dunque ad attingere sostanza materica anche dai terreni più magri. Col risultato di un vino corposo, dai profumi controllati, moderatamente alcolico (13°), minerale e denso in bocca, provvisto di ottime doti di pulizia; per me, ideale accoppiamento di un pesce al forno dalle carni sostanziose.

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Il viaggio prosegue nelle Marche, attraverso due cantine portabandiera di altrettante varietà autoctone, l'azienda Maraviglia col verdicchio di Matelica e l'azienda Colleluce con la Vernaccia di Serrapetrona.

Per Maraviglia, sede proprio a Matelica (MC), il verdicchio rappresenta una continua ricerca e sfida, tanto da proporne tre versioni in purezza selezionando solo i grappoli migliori, sottoposti a breve surmaturazione in vigna. All'inizio e al termine di questa triade si collocano il giovane Alarico Verdicchio di Matelica DOC - vendemmia 2017, maturato in acciaio – energico come il condottiero da cui prende il nome, e il più disteso e strutturato Grappoli d'Oro Verdicchio di Matelica Riserva DOCG 2014, con uve che per il 20% svolgono maturazione di un anno in botti di almeno secondo passaggio, seguita da un anno di riposo in bottiglia dopo l'assemblaggio. Nel mezzo un interessante esperimento alla sua seconda uscita, l'Arché Verdicchio di Matelica DOC 2017, anch'esso sviluppato in solo acciaio e proveniente da una vigna condotta secondo metodi innovativi, utili a rafforzare naturalmente le difese della pianta. Ne esce un vino che appare quasi un trait d'union fra i suoi due fratelli, per l'equilibrio tra freschezza, potenza (arriva a 14°), indole rustica da un verso e tratti armoniosi, rotondi, con gradevole alternanza di accenti dolci e retrogusto amarognolo dall'altro. Fanno da contorno le impronte proprie del verdicchio: colore giallo con tenui riflessi verdi e spiccata sapidità.

Pochi chilometri a sud ed eccoci a Serrapetrona (MC), comune dell'azienda Colleluce, raro ed encomiabile caso di cantina votata (quasi) interamente ad un unico vitigno: la vernaccia nera (niente a che fare con le vernacce a bacca bianca toscane e sarde). In queste zone collinari dell'entroterra maceratese, i contadini usavano far appassire, di anno in anno, parte della raccolta di vernaccia - pianta dalla maturazione tardiva - da unire poi ai mosti freschi, per garantire corpo e longevità, evitando gli sprechi. Una prassi rimasta inalterata fino ai giorni nostri, oggi alla base della DOCG Vernaccia di Serrapetrona Spumante (ebbene sì!), che Colleluce declina in versione dolce e secca, entrambe ricavate con metodo charmat dall'unione di uve per metà appassite oltre due mesi e per metà pigiate subito dopo la vendemmia: a conti fatti, ben tre fermentazioni. Per la sua versatilità mi ha colpito in particolare la versione secca: colore granato/aranciato, spuma ricca e vivace, al naso fragole e lampone si mischiano a una nota citrica e a fragranze vinose; il sorso risalta l'acidità e le superbe capacità sgrassanti, al punto da suggerire il consumo con fritti, sughi cremosi o con i tipici formaggi e salumi della gastronomia regionale.

Chiudo questo intenso itinerario con il giusto riconoscimento all'anfitrione dell'evento, l'azienda Pietro Beconcini, protagonista di una curiosa riscoperta. Grazie ad approfondite ricerche si è infatti stabilita l'esistenza in vigna dell'uva tempranillo, portata probabilmente in epoche lontane dalla Spagna tramite il cammino della Francigena ma adattata ormai all'ambiente, tanto da poter essere considerata un esemplare autoctono. I Beconcini si sono così dedicati all'esplorazione dell'eclettico vitigno, ricavandone tre espressioni in purezza: il recente Fresco di Nero, da vendemmia precoce, che punta sull'acidità morbida e aspira ad essere il vino giusto da associare al tartufo bianco (prelibatezza di San Miniato), e due IGT già affermati, da me provati nell'occasione, l'Ixe e il Vigna alle Nicchie. Il primo, annata 2015 (13,5°), arriva da nuovi impianti effettuati a fine anni '90 su terreni di argilla bianca costellati da conchiglie fossili, e mostra la facilità di equilibrio che il tempranillo può raggiungere. Alla fermentazione – alcolica e malolattica - in cemento segue una maturazione in botti di legno usate che di norma supera i dieci/dodici mesi, poi l'affinamento in bottiglia. Il colore rosso scuro e una gamma olfattiva ampia, in cui si apprezzano gli accenni balsamici e pepati, accompagnano un sorso fluido, caldo, dove il tannino si manifesta solido e deciso. Il Vigna alle Nicchie 2011 (15,5°), dall'appezzamento che serba i filari più antichi (addirittura prefillossera), punta a collocarsi nel novero dei grandi vini toscani da invecchiamento, accentuando il lato nobile del tempranillo. Elaborata la lavorazione: l'uva raccolta è sottoposta ad appassimento per quattro settimane; il mosto macera a contatto con le vinacce per oltre un mese, in contenitori di cemento, dove effettua una lunga fermentazione; elevazione in barriques nuove di due diversi tipi per due anni e altrettanti di riposo dopo l'imbottigliamento. Nel bicchiere le tonalità violacee profonde fanno intuire una struttura robusta, confermata all'assaggio; al naso accrescono le note speziate, miste a tabacco, pelle e altri profumi terziari; il succo si rivela molto articolato, suadente, e accarezzato da una sottile vena terrosa, con finale persistente: tutte componenti destinate a una promettente evoluzione negli anni.


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Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta la sua esperienza durante questa giornata:
"Davvero sorprendente il lavoro messo in piedi da Vinix per selezionare etichette in grado di raccontare la storia vinicola dei luoghi d'origine, e con essa la storia delle genti che quei luoghi hanno vissuto o percorso. Un volto sociale del vino che è, prima di tutto, patrimonio collettivo e come tale va conservato e tramandato alle future generazioni."

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