In Toscana tra la Borgogna e Bordeaux

Autore: Guido Zini


FIVI Piacenza. Etesiaca itinerari di vino blog

Fra i numerosi esempi di aziende vinicole toscane che, fuori dai confini di Bolgheri, strizzano l'occhio alla Francia per uve o tecniche di produzione utilizzate, ci sono alcune storie che meritano un'attenzione speciale, dove l'incrocio fra passione enologica, scelte coraggiose di vita e spirito innovativo creano un insieme quasi magico.

Il Mugello come la Borgogna

Negli anni '90 chi avrebbe scommesso sul Mugello come zona vocata alla viticoltura?

La scarsa tradizione e le caratteristiche ambientali (forti escursioni termiche giornaliere e stagionali, piogge consistenti e diffusa umidità, con frequenti nebbie) non facevano presupporre un grande potenziale, ma ad un gruppo di arditi questi tratti scorbutici hanno ricordato – fatte le dovute proporzioni – uno splendido terroir: la Borgogna, luogo d'elezione del Pinot Nero.

Fra i primi a impiantare con successo il prestigioso vitigno alle porte dell'Appennino toscano troviamo Paolo Cerrini, che decide di abbandonare l'attività di orafo a Firenze per approdare a Vicchio di Mugello (FI), dove recupera, supportato dalla compagna Manuela, un piccolo podere denominato Il Rio.

Con il puntiglio e la pazienza tipici del suo precedente mestiere, Paolo ottiene presto risultati promettenti, conservando sempre un approccio artigianale e sperimentatore – ad esempio l'utilizzo della fermentazione carbonica o le modifiche personali apportate alle botti - che rende ogni annata quasi un pezzo unico.

Ventisei 2015

Il Ventisei (100% pinot nero), qui in edizione 2015, è l'etichetta di punta della cantina: frutto di un lavoro certosino volto a estrarre ogni più piccola componente aromatica, matura per dodici mesi in barriques (dove svolge anche la fermentazione malolattica) e riposa almeno dodici mesi in bottiglia. Il colore è vivo e brillante, il naso delicato, con frutti di bosco e vaniglia in risalto. Al sorso è fluido e levigato; tannini morbidi e notevole persistenza.

Insomma, il Ventisei vale veramente e restituisce in gusto e piacere tutto l'impegno di Paolo e Manuela.



Il Rio 2014

La difficile vendemmia del 2014 (meno di 4.000 unità prodotte contro le 8.000 abituali, giusto per farsi un'idea) ha consigliato di commerciare il Ventisei con il nome Il Rio, ad un prezzo decisamente più basso, per non svalutare il marchio principale. Scelta che fa onore al vignaiolo, capace comunque di trarre dal Pinot Nero un'espressione originale, pur in condizioni disagiate.

Il Rio, stesso percorso di affinamento del Ventisei, dal colore scarico, ma a suo modo invitante, disegna trame sottili sia nei profumi, sia nel palato, puntando su calore, eleganza, e su una beva pulita e priva di imperfezioni, segno che in azienda sanno ormai trattare la materia con personalità e mano sicura.


La Val di Chiana come il Bordolese

Alcuni vignaioli nascono col carattere del pioniere, che li conduce a imboccare strade poco battute senza adagiarsi sui traguardi già conquistati. Dopo aver contribuito alle fortune della DOC Cortona, investendo assieme ai propri fratelli nella coltivazione, dalla resa sorprendente, del Syrah, Francesco D'Alessandro trova in un minuscolo appezzamento di Sarteano (SI), lo stimolo per continuare il suo percorso di ricerca, sempre col valido aiuto della moglie Clara.

Così inizia l'avventura di Terra Quercus, azienda che ha esordito sul mercato solo da pochi mesi con una produzione di nicchia (paragonabile ai “vins de garage”), rigorosamente biologica e all'insegna della sostenibilità ambientale.

La tenuta è posta ai confini fra Val d'Orcia e Val di Chiana, dove il suolo acquista una particolare morfologia: scheletro magro, calcareo, con presenza di travertino; ricchezza di acqua sorgiva, che sgorga in minime quantità ma in modo costante, a compensare il clima in prevalenza siccitoso. Un contesto che ha suggerito, con la supervisione dell'enologo Federico Staderini, l'impianto delle varietà classiche del bordolese (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot), non sconosciute nella zona, ma qui destinate, secondo i coniugi D'Alessandro, a compiere un ulteriore salto di qualità.

Quartaluna 2014

Protagonista di questa sfida è il Quartaluna, ora in assaggio con la sua seconda annata, il 2014, figlio di un'accurata lavorazione. Le uve, raccolte tra la fine di settembre e metà ottobre, fermentano in maniera spontanea separatamente e affrontano una macerazione che va dai venti ai quaranta giorni, il tutto svolto fra vasche di cemento e un grande tino in legno; si prosegue poi con l'affinamento per dodici mesi in barriques usate e altrettanti in bottiglia. Promettente l'impatto visivo, con tinte rosso scuro dai riflessi violacei e lacrima densa, che scende lenta e uniforme. Ampio lo spettro degli aromi, rinvigorito da ogni giro di bicchiere, dove convivono note di frutti maturi, balsamicità e speziatura. Gli stessi elementi si ritrovano nel sorso, corposo, denso, che rivela la propria ricchezza in modo soffuso e duraturo, mostrando il piglio solido dei vini d'alto rango.



Scherzo 2016

A fianco del Quartaluna si colloca lo Scherzo 2016, proveniente dallo stesso blend ma dal profilo più “giovanile”.

La vendemmia viene infatti eseguita agli inizi di settembre, per privilegiare spalla acida e freschezza. Lavorazione simile al fratello maggiore, se non nel contatto con le bucce, limitato a venti giorni, e nella maturazione, sei mesi in barriques usate e sei mesi in bottiglia. Versato nel calice, offre un colore intenso, profondo, e un giusto mix fra profumi fruttati e floreali. Scorrevole e polposo in bocca, lo Scherzo seduce per l'ordine armonico e leggero in cui si dispongono tannini, acidità e struttura.

A dispetto del nome, un vino da prendere molto sul serio.



 Etesiaca itinerari di vino. BLOG

Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta la sua esperienza durante questa giornata:
"E' ancora il Mercato dei Vini di Piacenza, organizzato dalla FIVI, che mi permette di conoscere queste 2 piccole realtà, condotte entrambe da due coppie affiatate, che non hanno esitato a lasciarsi un'esperienza consolidata alle spalle, per tentare nuove sfide."

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