Identikit del vignaiolo indipendente

Autore: Guido Zini


FIVI Piacenza. Etesiaca itinerari di vino blog

Come si riconosce un vignaiolo indipendente?

Tra le decine e decine di aziende aderenti alla FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, esistono almeno due tratti in comune: coerenza e caparbietà..

..con cui portano avanti il loro progetto per arrivare a un risultato finale che sia specchio fedele del produttore e del territorio di provenienza.

Reduce dal Mercato dei Vini di Piacenza, organizzato appunto dalla FIVI e che ha visto la presenza di ben 501 espositori, voglio raccontare 3 esempi di cantine che hanno fatto del lavoro sui vitigni locali la propria bandiera, distinguendosi in zone vinicole di minore visibilità o dal lustro un po' appannato.

GIOVANNINI

Cercare le soluzioni nella natura, riducendo al minimo l'ausilio della chimica: questa l'ispirazione che guida l'azienda Giovannini di Imola (BO), dalle colline pre-appenniniche affacciate sul fiume Santerno.

15 ettari a conduzione biologica, su terreni limo-argillosi esposti a sud, Giovannini non ama i compromessi: in cantina solo lieviti indigeni, fermentazione in acciaio e affinamento in cemento per uve vinificate tutte in purezza che, una volta in bottiglia, hanno il sapore della libertà.

Ben assortita la gamma dei prodotti, con albana e sangiovese sugli scudi.

Il Gioja DOCG (100% albana; passaggio di otto mesi in botti di cemento), in assaggio nelle annate 2016 e 2013, mostra assieme l'esuberanza e le capacità di evoluzione di un caposaldo dell'enologia romagnola, uva ricca di tannini e zuccheri che in versione secca sta conoscendo un promettente riscatto. Circa un quinto delle uve effettua una macerazione di dieci giorni sulle bucce, per dare struttura e contenere il grado alcolico (che nel 2016 supera i 15°!).

Il Gioja più giovane ha riflessi verdognoli e aroma puntellato di odori croccanti; in bocca possiede mineralità accentuata e scorrevolezza. Il 2013 (14°) presenta colore dorato brillante e un aroma più amalgamato; al sorso prevale la componente acida e affiorano sentori di crosta di pane.

Da vigne di vecchio impianto arriva il GioGiò IGP 2015 (100% sangiovese; affinamento di dodici mesi in cemento sulle fecce nobili): vestito di tonalità bordeaux, al naso concede sfaccettature di frutti maturi e si fa amare per la beva schietta e asciutta, vino di sostanza e senza fronzoli, sostenuto da una bella dose di acidità.

DE SANCTIS

Il nome dell'azienda in primo piano nelle etichette, quasi a rivendicare il ruolo svolto nel rilancio della denominazione, De Sanctis, produttore di Frascati (RM), fin dagli esordi ha in mente un'idea precisa, quella di riaffermare il livello qualitativo di una delle zone con maggior tradizione vinicola in Italia.

Da qui la scelta di utilizzare metodi biologici e a basso impatto ambientale in vigna e in cantina, di contenere le rese per ettaro, di evitare ogni potenziale stress per le uve effettuando una lavorazione a km zero, oltre ad altri minuziosi accorgimenti. Al resto contribuiscono le risorse naturali di queste colline alle porte di Roma, dall'origine vulcanica, accarezzate dalla brezza marina che assicura ventilazione e impedisce il formarsi di malattie della pianta.

Il 496 Frascati DOC 2016 (70% malvasia di Candia, 30% trebbiano; cinque mesi di maturazione in acciaio), è un richiamo alla storia del luogo – nel 496 a.C. Romani e Lega Latina si sfidarono in battaglia sulle sponde dell'antico lago Regillo, dove adesso sorgono i vigneti aziendali – e mostra appieno il concetto di tipicità che De Sanctis intende promuovere. Colore giallo vivo e profumi generosi preparano la strada a un'onda salina che avvolge il palato, sembra scomparire ma poi ritorna ancora carica di vigore. Non traggano in inganno il prezzo esiguo e la collocazione in entrée di gamma: ci troviamo di fronte a una piccola meraviglia fatta di gusto e gradevolezza, che resta comunque accessibile a ogni tipo di consumatore (come è nel DNA del Frascati).

Con l'Amacos Frascati Superiore Riserva DOCG 2016 (malvasia puntinata, con una minima percentuale di bombino bianco; svolge parte della fermentazione e sei mesi di affinamento in barrique), l'asticella si sposta in alto, per grado di armonia e complessità. La malvasia puntinata, varietà autoctona, possiede acini piccoli e polposi, ottimi per garantire vini aromatici e longevi: caratteristiche che nell'Amacos trovano particolare risalto. Il sorso rotondo, morbido, ben distribuito in bocca e sostenuto da una notevole struttura, completa il ritratto di un vino dalle ottime potenzialità, da riassaggiare nel tempo.

BUSSOLETTI

Fra le colline dell'Umbria meridionale, al confine col Lazio, nasce negli anni 2000 l'azienda biologica di Leonardo Bussoletti, comune di Narni (TR), con l'intento preciso di sottrarre dall'anonimato un'uva presente da secoli nell'area: il ciliegiolo di Narni appunto. Dopo un recupero dei cloni condotto in tandem con l'Università di Milano e la necessaria fase sperimentale, le prime vendemmie in commercio danno subito esiti incoraggianti, e i riconoscimenti non tardano ad arrivare. Ma Bussoletti non è tipo da sedersi sugli allori: in assenza di DOC riconosciute, assieme ad altre cantine della zona predispone un disciplinare volontario dei produttori di ciliegiolo (che conta oggi varie adesioni) e, da ormai tre anni, organizza proprio a Narni l'evento “Ciliegioli d'Italia”, dove è rappresentata l'enologia di tutto lo Stivale. Se non è amore per un vitigno questo... Vale la pena ricordare che si tratta di un frutto dalla gestione complessa, che matura precocemente e non ama il caldo eccessivo, con rese di norma sovrabbondanti e scarso in tannini: un carattere volubile che solo un vignaiolo tenace può addomesticare.

Tre le espressioni di ciliegiolo in campo, rigorosamente in purezza.

Lo 05035 IGT 2016 (sei mesi di affinamento in acciaio) è una valida introduzione allo stile del produttore, improntato all'eleganza e alla morbidezza, che nell'occasione si sposano volentieri a uno spirito giovane, brillante e beverino.

Molto versatile il Brecciaro IGT 2015, da una selezione di uve, che matura in parte in botte grande per circa un anno e riposa sette mesi in bottiglia, per la capacità di associare freschezza, varietà di aromi e corpo leggero, penetrante. Vigne vecchie di oltre trent'anni danno vita al Ràmici IGT 2014 (doppio passaggio di un anno in tonneaux e un anno in botte grande, poi stazionamento dagli otto a dodici mesi in bottiglia), interessante esplorazione sulle qualità di invecchiamento del vitigno: struttura energica, profumi concentrati, sorso di spessore, senza rinunciare alla semplicità che caratterizza il ciliegiolo.

Bussoletti non dimentica che l'Umbria è anche terra di valorosi bianchi, e la omaggia con il Colle Ozio IGT 2016, 100% Grechetto, sei mesi in acciaio sulle proprie fecce e altrettanti in bottiglia, ottenuto da uve Grechetto di Orvieto e Grechetto di Todi in parti uguali, con il loro bagaglio di sentori rigogliosi e armonici. Il succo è denso, quasi cremoso, corroborato da un godibile spunto sapido, a lungo persistente.


 Etesiaca itinerari di vino. BLOG

Guido Zini, autore del pezzo di oggi, ci racconta la sua esperienza durante questa giornata:
"Come di consueto, il Mercato dei Vini di Piacenza offre l'opportunità di confrontarsi solo e in esclusiva con chi nel vino ci mette la faccia, il sudore e anche l'anima. Un'esperienza avvincente per gli appassionati, che unisce ogni regione enologica d'Italia nel nome del gusto e del legame con la terra, per offrire un prodotto genuino ed eticamente responsabile."

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