Terracotta e vino: ecco cosa c'è da sapere

Autore: Guido Zini


Impruneta, Terracotta e vino, Toscana, Italia. Itinerari di vino. Blog Etesiaca

L'antica amicizia che lega vino e anfora vive oggi un momento di entusiasmante riscoperta.

Un'amicizia in grado di coinvolgere e mettere assieme gli interessi di archeologi, esperti di chimica, enologi e – naturalmente – dei vignaioli più curiosi e sperimentatori.

Impruneta, Terracotta e vino, Toscana, Italia. Itinerari di vino. Blog Etesiaca

Uno dei luoghi a cui dobbiamo la rinascita di attenzione verso il metodo di fermentazione e affinamento dell'uva in anfora risiede nel paese di Impruneta, a pochi chilometri da Firenze: qui, dove la lavorazione del rinomato “cotto” e l'appartenenza all'area del Chianti classico contrassegnano la storia del territorio, l'azienda Artenova si è affermata a livello internazionale come produttrice di giare da vino in terracotta, tanto da promuovere - tramite l'associazione “Terracotta e Vino” - un appuntamento dedicato specificamente al suo manufatto d'eccellenza.

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Giunto quest'anno alla sua seconda edizione, e ospitato nella splendida cornice della fornace Agresti, il convegno ha raccolto oltre 40 cantine clienti di Artenova provenienti dall'Italia e dal resto del mondo, che hanno offerto in assaggio al pubblico i vini ricavati con tale tecnica.

Durante la “due giorni” di degustazioni, tenuta nel weekend del 19 e 20 novembre, non sono mancati i momenti di approfondimento, in cui si sono affrontati i vari aspetti connessi all'utilizzo delle anfore e le prospettive future, sia dal punto di vista scientifico che commerciale.

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Le caratteristiche che rendono peculiari i contenitori in terracotta risiedono nella capacità di ossigenare il liquido senza una significativa cessione di altri elementi, facendo sì che l'uva restituisca esclusivamente le sostanze e gli aromi di cui è dotata per natura.

Il recupero di un sistema millenario di produzione (le prime tracce risalgono a circa seimila anni fa, nell'odierna Georgia, mentre esperienze successive si ritrovano nelle civiltà etrusche e romane, in particolare nel Portogallo) rappresenta – quasi per paradosso – un fattore innovativo nell'odierna viticoltura, capace di porsi in alternativa all'uso del legno e di garantire il rispetto dell'ambiente.

Da sottolineare anche l'importante lavoro di rete che, sotto il segno dell'anfora, sta nascendo fra università, aziende vinicole e musei locali, fonte di potenziale sviluppo economico, difesa del patrimonio culturale e attrattiva turistica.

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Grazie alla presenza di più di 100 etichette a disposizione, i visitatori godono di uno sguardo completo su questo mondo, per varietà di vitigni e per zona di origine (Francia, Stati Uniti, Australia, le già citate Georgia e Portogallo, Austria, Armenia, a cui vanno aggiunte ben 11 regioni italiane), ma anche per diversità di approccio ai processi di vinificazione (basti pensare che qualcuno effettua ancora la pigiatura dei grappoli con i piedi).
Alla prova del bicchiere, le note comuni che spiccano sono freschezza e mineralità, e una generale sensazione che il carattere del frutto resti ben vivo al naso e in bocca. Senza dubbio alcune proposte si distinguono per colori e sentori inconsueti, forse un po' ostici per il classico consumatore, ma a mio giudizio ciò costituisce una ricchezza, che dà all'appassionato l'opportunità di cercare nuovi stimoli.

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All'interno della rappresentanza italiana, il fronte toscano è piuttosto nutrito.

L'azienda Arrighi di Porto Azzurro (Isola d'Elba), con il suo titolare Antonio, si segnala per la capacità di intraprendere strade originali nel solco della tradizione, e per l'ammirevole opera di divulgazione delle testimonianze sul fiorente passato vitivinicolo elbano. Accanto al già rodato Tresse (mix di sagrantino, sangiovese e syrah), Arrighi presenta in una nuova veste il V.I.P. (acronimo di Viognier In Purezza), che – come il “cugino” rosso – effettua il suo intero percorso completamente in anfora, dove si esaltano fragranza e salinità.
Citazione di merito anche per il gruppo delle Tenute Casadei, che dedica all'anfora un'apposita linea, con uve provenienti da vari possedimenti e selezionate, di anno in anno, in base alla loro resa qualitativa. La gamma odierna prevede, ognuno in purezza, Sangiovese, Syrah, Cannonau, Moscato e Ansonica, vini contraddistinti da struttura elegante e ricchezza olfattiva, tra i quali mi permetto di suggerire il Moscato, vino intrigante e versatile, indicato per abbinamenti coraggiosi.
Con la seconda edizione, l'iniziativa Terracotta e Vino si conferma dunque una scommessa vinta, a cui si può solo augurare di crescere nei numeri e di raccontare ancora a lungo la fervida realtà del vino prodotto in anfora.


Guido Zini, qui sopra durante la degustazione, è l'autore del pezzo di oggi, appassionato di vino ed in particolare di enotrekking, nobile disciplina che associa visite in cantina ed escursioni nel territorio circostante, un modo alternativo di esplorare tanti luoghi nascosti del nostro Bel Paese.

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