Tante annate da dare i numeri


Orvieto. Itinerari di VINO. Blog Etesiaca

Esplorare l'evoluzione di un vino e delle sue annate.

Che spesso vuol dire mettersi alla prova e andare alla ricerca della propria capacità sensoriale.

Oggi provo a raccontarvi la mia esperienza di degustazione verticale.

Domenica scorsa ad Orvieto (sull'azienda trovi anche un approfondimento nell'articolo del blog "Un'idea per Cantine Aperte? Eccola qua" e "Tutti i segreti del Lago Trasimeno" e nella sezione I♥Bianchi) ho partecipato ad una degustazione alquanto fuori dagli schemi.

Protagonisti due bianchi dell'azienda (speravo ci fosse anche l'Orzalume, ma purtroppo le vecchie annate sono praticamente esaurite), il Grechetto Umbria IGT e l'Orvieto Classico Superiore DOC, entrambi dell'azienda Castello di Corbara.

Orvieto, Castello di Corbara. Foto Blog Etesiaca

Vi presento brevemente l'azienda.

Non molto lontano da Orvieto, nelle campagne circostanti il Fiume Tevere in direzione Lago di Corbara, si trova Castello di Corbara, un'azienda vitivinicola con struttura agrituristica che vanta circa 1000 ettari di terreno, tra bosco, piante e vigneti (100 ettari). La tenuta è sviluppata su diverse altitudini che oscillano tra i 100 e i 350 metri di altitudine, ed è mitigata dal clima e dalla vicinanza del lago omonimo, in alternanza alle escursioni di temperatura dovute alla prossimità con il Tevere.

Insomma si capisce bene che il territorio, qui in particolar modo, gioca un ruolo fondamentale (e lo ha giocato in passato se pensiamo che nel terreno si trovano ancora fossili di conchiglie marine), e diventa assoluto protagonista quando si degustano i vini di questa azienda.

Presenti 8 annate in degustazione. Dal 2003 al 2010.

Vi ho detto che si è trattato di un qualcosa al di fuori dagli schemi, direi quasi di un esperimento, perchè le bottiglie in questione (soprattutto le più vecchie) non erano fatte assolutamente per essere invecchiate o per lo meno in minima parte.

Quindi liberiamo la mente da ogni preconcetto e analizziamole per capirne l'evoluzione.

Come ha fatto in maniera molto efficace, la nostra guida della serata, la sommelier AIS, Emanuela Rosini.

Il Grechetto Umbria IGT Podere il Caio 2003 e l'Orvieto Classico Superiore DOC Podere il Caio 2004 sono quelli che mi hanno stupito di più. Entrambi color giallo ambrato tendente all'arancione, sprigionano profumi intensi di marsala e frutta secca (hai quasi l'impressione di stare per assaggiare un vin santo), ma al palato il gusto non è corrisposto. Sapore secco, forte, un pò sciocco, ma sia l'uno che l'altro hanno retto fin troppo bene. Non vi nascondo l'assoluto vuoto per identificarli e trovarne un giusto abbinamento. 

Il Grechetto Umbria IGT Podere il Caio 2005 è già molto diverso rispetto ai due precedenti, tanto è evidente sia dal colore giallo paglierino sia dalla sua lavorazione (ha fatto un passaggio in legno). Gusto deciso, buona acidità e gran rotondità.

Orvieto, Castello di Corbara. Foto Blog Etesiaca

L'Umbria Bianco IGT Podere il Caio 2006 (etichetta bianca) è l'antenato dell'Orzalume; per meglio dire, è stata la prima prova di combinazione tra Grechetto e Sauvignon Blanc (in questo caso anche con un pò di Malvasia). L'anno successivo (2007) infatti uscirà per la prima volta sul mercato l'Orzalume.

Il Grechetto Umbria IGT Podere il Caio 2007 è secondo me uno dei migliori vini assaggiati. Buon profumo e color giallo paglierino, trasmette tutto il suo potere in bocca, con sentori deliziosi di pera cotta, pesca sciroppata e tanta buona mineralità. Nell'insieme credo che questo rappresenti una prova ed una scoperta tangibile di come il Grechetto, vitigno autoctono umbro per eccellenza, sappia raggiungere ottimi risultati nel suo processo di invecchiamento.

Il Grechetto Umbria IGT Podere il Caio 2008, l'Orvieto Classico Superiore DOC Podere il Caio 2009 e l'Orvieto Classico Superiore DOC Podere il Caio 20010 sono le tre bottiglie più "giovani", ben più simili, a livello di gusto e di profumi, ai bianchi che siamo abituati a bere. Denotano comunque nel complesso ottima mineralità e rotondità (in questo caso tutti e tre hanno fatto dei passaggi in legno anche se di durate leggermente diverse), e talvolta freschezza. 

Che dire?

Beh io spero che si continui a fare questi test ed esperimenti nelle aziende vinicole, e mi auguro che in futuro il Grechetto, con le dovute ricerche, possa essere apprezzato anche sul mercato con qualche anno in più sulle spalle.

In ogni caso vi consiglio di fare prima o poi un'esperienza di questo tipo, perchè scoprirete diverse cose interessanti.

Una scoperta su tutte la farete in voi stessi, perchè riuscirete ad arricchire notevolmente il vostro bagaglio culturale e sensoriale. 

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